Dalla parte dei poveri

È questo il tema che la Chiesa ci propone in questa giornata, il messaggio chiave che vuole trasmetterci. L’invito che vuole fare a ciascuno di noi, che oggi siamo qui a messa… Non sono una missionaria, una che fra i poveri ha sempre vissuto; sono una semplice ragazza che è ancora al liceo. Ho accettato l’invito di don Luca per questa Giornata missionaria mondiale e provo a dirvi quello che per me, nella mia piccola vita, è stato stare dalla parte dei poveri.

 

Ha significato scegliere di partire quest’estate per il Perù. Sono partita perché mi è stato chiesto da amici di aiutare le Missioni facendo giocare i bambini, togliendoli dalla strada. Il mio stare dalla parte dei poveri è stato ESSERE povera.

Povera per un mese. Niente telefono, niente vestiti, niente doccia, niente letto. Nulla di impossibile, ma sicuramente questo modo di vivere stravolge, ribalta un po’ il tuo modo di pensare.
Ho vissuto tanto fra la gente povera delle Ande. Vi parlo dei poveri, di quello che per me è stato incontrarli. Quando sono arrivata in Perù ho incontrato due povere che mi hanno proprio colpito, Ezechiela e Julitia.
Ezechiela è una vecchina di 70 anni. Non parla, non sorride, non ha casa. Dorme in strada davanti ai porticati delle altre capanne. Molto spesso la picchiano per farla andare via, e una notte qualcuno l’ha picchiata troppo forte. Ha perso la vista e le corde vocali. Non ha nessuno. E cerca solo un tetto sotto cui stare. Mi ha chiesto un po’ a gesti di suonarle una canzone. Poteva chiedermi un po’ di cibo, un vestito, una casa, dei soldi. Mi ha chiesto di suonarle una canzone.
Cosa avrei chiesto io, al suo posto, ad una ragazza occidentale che ha tutto, che mi può dar tutto? Nel mio egoismo di certo non avrei chiesto una canzone. Mi ha proprio commosso.

Vivere nella semplicità delle piccole cose ha voluto dire rendermi conto di quanto sono fortunata; rendermi conto che tutte le cose che ho non sono una cosa banale, non è un diritto di cui mi posso avvalere. Non è normale che tutti noi dormiamo in un letto, o mangiamo 3 volte al giorno. Metà del nostro mondo non ha un letto su cui dormire. E queste persone non sono poi così lontane. Sono a qualche ora di aereo.
Sono le persone che le nostre multinazionali sfruttano. La Coca Cola in Perù paga un operaio che lavora nelle piantagioni di canna da zucchero circa 50 centesimi per 14 ore di lavoro. Paga il papà di Adrian 50 centesimi. Se non ci fossero i missionari, lui non mangerebbe mai, non andrebbe a scuola, non avrebbe i vestiti.

Il Perù per me è stato cambiare un po’ la mia vita. È stato un capire e apprezzare anche le cose semplici, senza la pretesa di nulla. Il mio stare dalla parte dei poveri NON è stato cambiare il mondo. È stato ascoltare Ezechiela; è stato lavare con l’acqua calda Julitia, una bambina di 5 anni che non si lavava da almeno 3 mesi, perché l’acqua era troppo fredda... Nel lavarla si vedevano le ferite sul suo corpo. La sua mamma non era una brava mamma…

Stare dalla parte dei poveri per me è stato entrare nella vita di queste persone dimenticate; è stato commuovermi, lasciarmi sconvolgere. È stato tornare in Italia. E forse questa è la parte più difficile.
Provare a cambiare, a stare attenta, ad apprezzare, ad aiutare, ad ascoltare, QUI. In Italia.

Stare dalla parte dei poveri qui in Italia per me è fare gruppo nell’Operazione Mato Grosso, è scomodarmi, è restituire almeno un po’ la mia fortuna, lavorare per pagare anche solo i vestiti a Julitia. È stare più attenta nella mia vita, viverla al meglio, perché veramente non mi manca nulla.

Sono cresciuta in una bella famiglia: sono andata all’asilo, poi all’elementari, poi alle medie, poi alle superiori, …andrò all’università. Ho potuto scegliere. Anita invece è nata in Perù. Da piccola rimaneva legata ad un palo davanti a casa, come un cane, perché i genitori erano al lavoro. Senza acqua e cibo finché non tornavano la sera. Non andrà alle elementari, né alle medie. Zapperà la terra, sarà sempre povera. Questa cosa mi brucia dentro, mi fa arrabbiare. Il mondo è ingiusto. Chi ha troppo, chi ha troppo poco.
Perché? Cosa posso fare io? Sono talmente ricca che mi posso anche permettere di fare volontariato. Non posso smettere di aiutare gli altri.
Per me dare una mano è proprio una cosa che devo fare. La devo fare per loro. Per ogni sorriso che mi hanno regalato. Non hanno niente, mi hanno regalato quello che avevano: un sorriso, una storia. Io voglio regalargli un po’ del mio tempo, un po’ della mia fortuna.
Possiamo farlo tutti credo. Basta veramente poco. E non vuole essere solo una bella frase. Ci credo veramente. Possiamo aiutare qualcuno. Possiamo dare una mano.