La Festa dei Colori 2013

 
   

e la storia di un  angelo  senza ali...

Come ogni anno ai primi di luglio, puntuali come orologi svizzeri, ci siamo presentati con una nuova edizione della Festa dei Colori, la ventunesima.
Qualcuno, forse, si è chiesto: ma sarà ancora il caso? Siamo stufi di vedervi. E poi c’è la crisi, che quest’anno sta mordendo i fianchi e anche più in giù, e voi ancora qui a chiedere!

Anche noi ogni volta ci chiediamo se è giusto, se in fin dei conti ne vale la pena!
Forse abbiamo stufato! Forse si, probabilmente si, ma siamo ancora qui!

Siamo ripartiti con la nostra baracca: a tratti anche noi siamo stanchi, con le nostre famiglie a cui pensare, il nostro lavoro, il mondo nel quale viviamo. E poi con gli imprevisti di ogni giorno …

Che dobbiamo dirvi? E' ancora tutto o quasi uguale a prima!

La povera gente che viene ai “nostri” ospedali, agli ospedali che abbiamo “adottato”, Zumbahua e Chacas, c'e' sempre ed e' molto numerosa: ce lo dicono tutti i volontari che tornano e che ci raccontano storie strazianti.
Già, i volontari, quella gente che dedica una parte se non tutta la propria vita per alleviare le sofferenze dei poveri diseredati.
Noi li chiamiamo gli “angeli senza ali”, perché non servono le ali per poter volare!

Ci raccontano che ci sono tanti poveri che vengono a farsi curare nei “nostri” ospedali.

E poi ci siamo noi, già, ci siamo noi e voi, con la voglia di fare qualcosa, di tirare fuori qualcosa di nostro!

Dal racconto di un “angelo senza ali”:
" … mi chiamano il pomeriggio di sabato a casa di una signora anziana per una visita domiciliare. E’ una signora che conosciamo molto bene, che e' stata tante volte in ospedale a Chacas, ora in visita, ora ricoverata.
E' proprio una vecchina, piccola, magrissima, con tutta la pelle raggrinzita sepolta sotto tutto il vestiario  ... parla solo il quechua ... e' molto provata dal punto di vista della salute in quanto ha una bronchite cronica complicata, respira male e tossisce in continuazione, e' bluastra. Mi chiamano perché e' molto peggiorata e non ce la fa più a venire in ospedale e la sua casa e' ai bordi del pueblo. Per arrivarci devi salire in alto, passando attraverso un prato raso con un’erbetta verde … finché si arriva all'aia di una piccola casa (definiamola così anche se della fisionomia della casa ha solo un tetto in paglia). Per poter entrare ci si deve infilare da una porta bassa e la vicina mi fa strada. Dentro e' buio pesto ed io non vedo niente, solo l'entrata e' illuminata dalla luce del giorno. Sento un lamento provenire da un angolo ma devo aspettare un po', fino a quando i miei occhi riescono ad abituarsi all'oscurità. L’interno della casa è umido, il pavimento è in terra battuta. Con l'aiuto di una candela ora vedo la vecchina, coricata su un pagliericcio disteso su quattro assi che tossisce e che si lamenta: respira male, e' incosciente .. e' fredda e in quella casa non c’è niente.
Mi rendo conto che la vecchina sta morendo, sta morendo sola in questa casetta di fango, non ha familiari vicini e non c'e' molto da fare perché siamo al capolinea.
Cosa posso fare?
Decido di fermarmi con lei, per quel tempo che Dio vorrà e le stringo forte la mano, voglio accompagnarla in questo ultimo tratto di strada ..."

Ascoltare questa storia ci è servito per stimolare la nostra motivazione, per rigenerare le nostre batterie, per scuoterci ancora una volta dal nostro torpore.

Ed è per questo motivo che, nel nostro piccolo, ci riproviamo ogni anno con la Festa dei Colori, con voi che ci date una mano.
Una donna piccola, talmente piccola che la sua immagine è immensamente grande e che non potremo mai dimenticare un giorno disse: “Sappiamo bene che ciò che facciamo non è che una goccia nell'oceano. Ma se questa goccia non ci fosse, all'oceano mancherebbe” (Madre Teresa di Calcutta).

<img alt="Ospedale di Mama Ashu a Chacas" src="sites/festadeicolori.it/files/images/articoli/ospedale_mama_ashu.png"
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Lo Staff della Festa dei Colori 2013 Vi ringrazia con tutto il cuore per la solidarietà che, ancora una volta, avete manifestato.