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Progetti OMG
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OMG è una grande associazione con gruppi sparsi un po' in tutta l'Italia, quindi ci limitiamo ad elencare i progetti che vedono il gruppo della valle Imagna coinvolto attivamente.


Due Ospedali sulle Ande

La Missione di solidarietà dell'Operazione Mato Grosso

Tra le cime innevate delle Ande, dove l'aria si fa rarefatta e la vita diventa una sfida quotidiana, sorgono due straordinarie testimonianze di solidarietà umana: l'Hospital Mama Ashu di Chacas in Perù e l'Ospedale Claudio Benati di Zumbahua in Ecuador. Entrambe le strutture nascono dall'impegno instancabile dell'Operazione Mato Grosso (OMG), un movimento giovanile di volontariato italiano che da decenni porta speranza e cure mediche nelle zone più remote e povere del Sud America.


L'Hospital Mama Ashu: un sogno diventato realtà

Nel 1994, ai piedi delle maestose cime andine che superano i 5-6000 metri di altitudine, viene inaugurato l'Hospital Mama Ashu a Chacas, in Perù. Il nome stesso della struttura, dedicato alla Vergine Assunta patrona del paese, racconta di una comunità che ha trovato nella fede e nella solidarietà la forza per affrontare le avversità.

La nascita dell'ospedale risponde al sogno di Padre Ugo de Censi, sacerdote salesiano e fondatore dell'Operazione Mato Grosso, che dal 1976 è parroco di Chacas. Di fronte al dramma sanitario di una popolazione che vive di agricoltura di sussistenza, spesso afflitta dalla fame e dalla precarietà, Padre de Censi ha immaginato un luogo dove i "campesinos" più poveri potessero essere curati gratuitamente e con amore.

La realtà che circonda Chacas è infatti drammatica: in un sistema sanitario peruviano completamente a pagamento, la malattia diventa sinonimo di tragedia per famiglie che già lottano per la sopravvivenza. Gli ospedali più attrezzati distano ore di viaggio su strade spesso impraticabili, mentre gli ambulatori locali sono carenti di igiene, personale e attrezzature.


L'Ospedale Claudio Benati: solidarietà tra le Ande Ecuadoriane

A Zumbahua, nel cuore della Sierra ecuadoriana, sorge dal 1993 l'Ospedale Claudio Benati, intitolato a un benefattore trentino la cui commozione e generosità hanno reso possibile questa opera. Situato in una delle aree di maggiore povertà nazionale dell'Ecuador, l'ospedale serve comunità indigene che vivono ancora in condizioni di estremo isolamento.

Le famiglie di questa regione abitano in case gelide con pavimenti di terra, spesso prive di luce ed acqua corrente, cucinando ancora con fuochi di legna in capanne annerite dal fumo. La loro economia si basa su un'agricoltura tradizionale che produce orzo, patate, fagioli e cipolle una sola volta l'anno, utilizzando tecniche primitive su terre aride e in condizioni climatiche avverse.

L'emigrazione verso le città e gli Stati Uniti ha ulteriormente frammentato il tessuto sociale: madri abbandonate con figli piccoli, anziani soli, bambini cresciuti dai nonni che talvolta non parlano nemmeno spagnolo. In questo contesto di disgregazione familiare e povertà estrema, l'ospedale rappresenta un punto di riferimento fondamentale.


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Un modello di medicina umana e gratuita

Entrambi gli ospedali condividono una filosofia rivoluzionaria: essere strutture "da ricchi per i poveri" dove la parola d'ordine è la gratuità. Non si tratta semplicemente di fornire cure mediche, ma di offrire un'assistenza umana, rispettosa e di qualità a chi non potrebbe mai permettersela.

I medici italiani che si recano a proprie spese in questi luoghi portano non solo le loro competenze professionali, ma anche una visione della medicina come vocazione. Durante la giornata, ogni medico svolge sia visite ambulatoriali che di reparto, senza distinzioni gerarchiche, arricchendo l'équipe con le proprie specializzazioni specifiche.

I veri "padroni" di questi ospedali sono i poveri: persone che spesso viaggiano per ore da luoghi remoti, per cui è difficile stabilire orari fissi, e la cui routine medica è continuamente interrotta dalle emergenze. Questo impone ai sanitari di vivere la professione anche come missione, dedicando tempo e fatiche con il cuore, cercando di comprendere aspetti della vita locale che possono risultare incomprensibili alla mentalità occidentale.

Un impegno che cresce nel tempo

Col passare degli anni, il successo di entrambe le iniziative si misura nell'aumento costante di pazienti che si rivolgono a queste strutture. L'Hospital Mama Ashu accoglie ora malati provenienti persino da Lima, mentre l'Ospedale Claudio Benati è diventato un punto di riferimento per intere regioni dell'Ecuador.

L'Operazione Mato Grosso, attraverso il lavoro instancabile di gruppi di volontari in Italia, continua a sostenere queste opere insieme ad altre iniziative sparse tra Ecuador, Perù, Bolivia e Brasile. L'impegno va oltre la semplice assistenza sanitaria: entrambi gli ospedali promuovono programmi di medicina preventiva e accompagnamento comunitario, instillando fiducia nelle popolazioni locali e formando risorse umane del territorio.

Una visione di speranza

Questi due ospedali rappresentano molto più di semplici strutture sanitarie: sono simboli di una medicina che mette la dignità umana al centro, praticando concetti di non discriminazione, rispetto e gentilezza verso ogni paziente. La loro esistenza dimostra che è possibile costruire un mondo più equo, dove la salute non sia un privilegio ma un diritto accessibile a tutti.

Per ogni collaboratore, paziente e medico coinvolto, questi progetti costituiscono un veicolo per creare una visione di vita più ampia, dalla quale scaturisce la speranza concreta che un cambiamento verso un mondo più giusto sia davvero possibile. Sulle Ande, dove la vita è già una sfida, l'amore e la solidarietà dell'Operazione Mato Grosso continuano a scrivere storie di speranza e rinascita.

Il rifugio Gherardi

Questi due ospedali rappresentano molto più di semplici strutture sanitarie: sono simboli di una medicina che mette la dignità umana al centro, praticando concetti di non discriminazione, rispetto e gentilezza verso ogni paziente. La loro esistenza dimostra che è possibile costruire un mondo più equo, dove la salute non sia un privilegio ma un diritto accessibile a tutti.

Per ogni collaboratore, paziente e medico coinvolto, questi progetti costituiscono un veicolo per creare una visione di vita più ampia, dalla quale scaturisce la speranza concreta che un cambiamento verso un mondo più giusto sia davvero possibile. Sulle Ande, dove la vita è già una sfida, l'amore e la solidarietà dell'Operazione Mato Grosso continuano a scrivere storie di speranza e rinascita.

La soffitta

La soffitta è un progetto nato a Strozza da un gruppo di ragazzi della valle Imagna che oltre a collaborare con il resto del gruppo agli altri progetti, si è occupato di offrire servizi di sgombero soffitte e cantine, (da qui il nome del progetto), con lo scopo di aggiustare, restaurare quello che è possibile far ritornare a nuova vita. Matteo ed altri ragazzi, convinti del valore educativo di questo proposito, hanno portato avanti l'iniziativa in questi anni, facendo crescere la popolarità del progetto che, a livello della valle, è ormai conosciuto ed apprezzato. Il materiale "salvato" viene riciclato in un mercatino aperto una domenica al mese, dove è possibile con una piccola offerta, trovare oggetti altrimenti costosi da acquistare nuovi, senza dimenticare che, l'offerta va ad aiutare chi ne ha più bisogn. Davvero un bel progetto. Bravi!